venerdì 2 settembre 2011

S = sen(A)

Deformazione professionale, mica tanto professionale.
Ho ricominciato a razionalizzare, mi sono detto "Sviluppa un metodo e applicalo" e così sto facendo ma a quanto pare non ho tenuto conto del tempo necessario per vederne i frutti. O magari i frutti li ho anche avuti, non me ne sono accorto e sono marciti. Che culo.
Noterete, noto... Beh insomma, appare chiaro che anche lo stile e la scrittura in un certo senso ne abbiano risentito. Forse sono più diretto, con meno fronzoli. Forse non mi preoccupo più di cosa dovrebbe essere ma bado a ciò che è, ovvero nulla. E' come se in fondo non me ne fregasse niente neanche di stupirmi, parto dal presupposto che so farlo, non devo dimostrare nulla a nessuno, tantomeno a me stesso.
Noto tra l'altro che per la prima volta mi sto rivolgendo a qualcuno e non sto sparando frasi contorte apparentemente a caso davanti a un monitor come è mio solito. Non ho più bisogno di analizzarmi, sono confidenze.
Ciao ciao Zeno, Silas ha capito il trucco.

In ogni caso volevo parlare di una cosa, deformazione professionale mica tanto professionale, dicevo. Avete presente le funzioni trigonometriche?
Si dai, come quella cazzata che ho usato come titolo.
Tralasciamo da dove vengono, devo fare un esempio. Si possono usare per descrivere l'oscillazione di un pendolo, questo ci basta.
Al liceo ogni volta che si parlava di Schopenhauer si citava la solita cosa del pendolo che oscilla tra dolore e noia, l'ho sempre ritenuta una bella immagine, perfetta per riassumere i concetti cardine del sistema in questione.
Oggi ho voglia di modificarla adattandola al mio discorso.
Ho questa fissa dell'alter ego (Non si era capito eh?) che è molto comoda per schematizzare istantaneamente i diversi approcci alla vita che si hanno. Una parte di me farebbe in un modo, l'altra parte probabilmente farebbe l'opposto.
Ok, l'avete letto il titolo? Non è che l'ho scritto solo perché è obbligatorio.
La mia metà irrazionale, amorale (Inesistente, diranno alcuni) è, come ovvio, frutto dei cambiamenti, delle esperienze e delle strade percorse dalla metà razionale, riflessiva, quella predominante, forse.
Il discorso adesso è semplice, più o meno.
Ci sarà un momento in cui S e A coincideranno pur lasciando verificata l'equazione, chiamiamo questo momento Punto Zero.
Bene, riprendiamo adesso Schopenhauer.
E se il pendolo oscillasse tra noia e noia? E se quindi l'andamento fosse perfettamente circolare, con inizio e fine che coincidono? Allora potremmo rappresentarlo con una funzione come quella del titolo.
Bene, cosa succederebbe al Punto Zero? E' facile elencare cosa c'è oltre la noia nella vita di ognuno. Ma cosa c'è al Punto Zero?

Forse sono al Punto Zero e non so cosa cazzo è.