Scese dall'autobus a occhi spenti, la luce delle vetrine era accecante. Il manichino lo fissava indifferente, avrebbe dovuto darsi una ripulita prima di poter rientrare in un posto del genere, i manichini non sarebbero stati molto cortesi nei suoi confronti. Imboccò un vicolo piastrellato di sampietrini lucidi per la pioggia da poco cessata, tenne la destra sostenendo il muro di una casa rivestita di pietra che faceva da guida in quel decadente labirinto metropolitano.
"Ancora cinquanta metri per dare inizio allo spettacolo", non si limitò a pensarlo, era necessario che se ne convincessero anche il cielo e il cane randagio che rovistava nel bidone dell'immondizia. Si fissarono per un attimo, tra animali ci si capisce anche quando non si capisce chi sia il più animale dei due. Proseguì a sinistra con lo sguardo fisso verso un vecchio portone di legno, tirò fuori la chiave dalla tasca della giacca di pelle. Sull'impugnatura l'incisione lampeggiava alla luce di un lampione mezzo fulimato che sporgeva da sopra l'ingresso: Accipio Omen. Si guardò intorno, nessuno lo seguiva, nessuno avrebbe mai immaginato l'esistenza di quel posto. Inserì la chiave nella toppa e la pesante serratura scattò come felice di porterlo fare di nuovo dopo quei cinque lunghi anni. Richiuse il portone alle sue spalle e si mosse a memoria, il buio lo stava inghiottendo mentre si dirigeva verso il quadro generale. Le luci si accesero, tutto era come l'aveva lasciato. Svuotò le tasche su un tavolo in legno. Un pacchetto di Marlboro Light, un accendino da due soldi, la chiave del portone d'ingresso e il portafogli. Gettò la giacca sul divano e si sedette con un mezzo sorriso compiaciuto sulle labbra, con gli occhi che riprendevano vita come se si fosse appena appeso una flebo di determinazione al braccio. Prese il telecomando dello stereo, il basso di Roger Waters invase l'aria. L'ultima volta che One of These Days aveva suonato tra quelle mura aveva ancora una vita che si potesse definire tale. L'ultima volta che aveva potuto definire tale la sua vita era stato cinque anni prima, cinque anni trascorsi sotto Remifentanil nel buco di culo meno accogliente dell'universo.
Si toccò istintivamente l'interno del braccio sinistro, ancora irritato. Spense lo stereo dopo l'entrata di Nick Mason, indossò la giacca e accese una sigaretta dirigendosi verso l'armadio in legno. Aprì entrambe le ante e prese la vecchia Mateba avvolta ancora nella camicia bianca sporca di sangue che indossava quella notte, nonostante fosse impossibile se ne sentiva ancora il fetore addosso. Si riempì le tasche di .357, una portata di fuoco tale da meritarsi novanta ergastoli e si guardò allo specchio inanellando il riflesso del suo volto col fumo. Era ora di andare a far visita ad alcuni vecchi amici, il karma andava aiutato.
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mercoledì 27 aprile 2011
Pensieri Random
Più noioso d'un arcobaleno monocromo.
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