martedì 16 febbraio 2010

Il burattino che si ruppe (le palle).

In fondo un po’ tutti giochiamo d’azzardo.

E’ necessario assumersi dei rischi, spesso solo per darsi un tono o cambiare tonalità al filtro attraverso cui guardiamo gli astri. E’ tutta una questione chimica ed elettrica: impulsi, ormoni, atteggiamenti insulsi frutto di emulsioni di sensazioni per assaporare nuovi gusti e percepire nuovi suoni. O se preferisci è un po’ come buttarsi nel vuoto ed assumersi dei rischi giusto per sentirsi meno morti del solito. Tutto questo è un gioco. Artificioso? Non tanto, ho smesso di perderci del tempo perché in fondo non ce n’è neanche molto.

Prima pensavo che comporre puzzle con le lettere fosse il massimo, ora preferisco dipingere quadri e sfruttare i vantaggi del non usare tempere oppure oli. Posso parlare di cieli morbidi e del buio ansimante, posso rivestire la mia pelle di un rumore opprimente e rendere claustrofobica la luce. Piacevole. Generalmente la scrittura è finalizzata a qualcosa: raccontare una storia, far provare emozioni... E cadere in un circolo vizioso spesso può sembrare un aspetto negativo. No. L’arte viene concepita come una manifestazione del proprio io, non per niente ha funzione catartica per quasi tutti i filosofi che la citano nei loro scritti. Ma se si usasse l’arte per analizzare sé stessa e spiegarla sarebbe esattamente come esaminare sé stessi. Di conseguenza se riuscissi a capire come e perché scrivo ciò che scrivo magari riuscirei a capire come e perché vivo in un determinato modo, pensando determinate cose. Facile a dirsi.

A volte perdo smalto. Tutti in fondo perdiamo smalto quando ci abituiamo a qualcosa, è routine. A volte perdo la testa. Tutti in fondo perdiamo la testa quando perdiamo ciò a cui ci siamo abituati, è routine. A volte perdo sangue. Tutti in fondo perdono sangue ma... Cazzo, no. A me fisicamente parlando accade di rado, giusto quando faccio la barba... Quando la faccio la barba. Il problema è che ci si rassegna, come se fosse normale perdere qualcosa. E’ una fottuta generazione di perdenti e io ne posso essere il rappresentante ufficiale. Datemi la spilla del presidente del club, bastardi. Mi sveglio ogni mattina e ho già perso perché non ho conquistato ciò che voglio e rimando la ribalta al giorno dopo. Da vent’anni. Potrei fare qualsiasi cosa se solo riuscissi a svuotare la mente e dedicarmi solo ed esclusivamente a quello ma finisce tutto per essere statico, in stasi. Quindi prendo una manciata di parole, le faccio ballare su un foglio finché non s’innamorano, scopano, si odiano e fanno a pugni e a quel punto mi ritengo abbastanza soddisfatto da potermi concedere una pausa e cominciare a vivere in maniera vagamente normale.

La gente parla troppo. Io parlo troppo solo con quei pochi di cui ti puoi fidare a parte il tuo specchio, mentre con gli altri parlo troppo poco. Quando entro in confidenza mi lascio andare un po’ ma finisco sempre per pensare dopo cinque minuti che il mio interlocutore sia un povero pazzo, in senso negativo. Io almeno lo sono in senso positivo: se la gente sapesse cosa fa jogging nella mia testa mi prenderebbe a vangate per quanto faccio schifo. Il fatto è che tutto ciò che c’è di negativo quasi per contrappasso finisce per avere un esito positivo nel mondo reale. F è una legge che associa ad ogni elemento del mio micromondo uno ed un solo elemento del vostro mondo. Perché ho scelto la lettera F per la funzione? Fanculo. Odio la gente eppure finisco per farmela andare a genio. La prossima volta voglio nascere al contrario: con buone intenzioni ma inesorabilmente bastardo e figlio di puttana. Minimo senso di colpa e massima resa, è tempo di crisi e bisogna massimizzare tutto, che vuoi farci...

Bene, oggi abbiamo appreso che ho una personalità tendente al negativo, che mi credo migliore di tanti altri perché nessuno riesce a darmi le risposte che vorrei sentire (e se non mi dai le risposte vuol dire che non capisci le domande) e che dovrei continuare su questa linea per continuare a portare avanti ciò che faccio nella maniera che preferisco. Ma se mi sbagliassi? Se volessi un cambiamento? Non radicale perché avrei difficoltà di adattamento... Ma un piccolo aiuto? Se le risposte mi fossero già state date e fossi stato io a non volerle accettare giusto per non cambiare visione delle cose? Eventualità da valutare.

In fondo un po’ tutti giochiamo d’azzardo.

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