[12/11/2010 - Ore 17.42]
E' maniacale. Ogni volta che esco con la valigia, diretto in stazione per tornare a casa, finisco sempre per ascoltare gli stessi pezzi. Ogni singola volta... Finirò per odiare All These Things I Hate e Daylight. A Napoli è il turno di Tempo Critico e a Messina di Aspettando Il Sole. E' una cosa piuttosto noiosa alla lunga ma non posso fare a meno di farla, tutto sembrerebbe quasi incompleto e fin troppe cose lo sono già adesso, grazie.
[12/11/2010 - Ore 22.30]
Ma certo, fermati. Tu fermati, fammi perdere la coincidenza e poi dovranno santificare altri trecentosessantacinque poveri stronzi per permettermi di bestemmiare quanto basta... Ah ecco, si riparte. Con le buone si ottiene tutto. Non è vero, incazzatevi: serve sempre.
[12/11/2010 - Ore 23.47]
Questa mi ha rotto il cazzo. No, non me ne strasbatte nulla di calcolare il mio ascendente, credo riuscirò a vivere anche con questa gravissima mancanza. No, non siamo amici, non mi stai simpatica e non trovo interessante il motivo del tuo viaggio abusivo di merda. Ora scendi e togliti dalle palle. Mal di testa al cubo.
[13/11/2010 - Ore 1.45]
Mi specchio e l'immagine riflessa non è il mio volto ma un'ombra sbiadita. Gli occhi incavati, la pelle grigia. Ho un filtro tra le labbra, la mia dose notturna di nicotina non me la toglie manco Cristo, figuriamoci un controllore che ha solo voglia di chiudersi nel suo scompartimento. Chiudo a strappo e scatta l'accendino. Il fumo attivo mi basta, posso risparmiarmi quello passivo. Se premo il pulsante verde davanti a me si apre lo scarico del gabinetto, la depressione che si viene a creare basta a far andare via il fumo. Premo il pulsante cinque o sei volte in totale. Meglio uscire e provare a dormire almeno un paio d'ore.
[13/11/2010 - Ore 2.50]
Ho ascoltato un album intero, finito tre sabot a Blackjack, scoperto cinque nuovi elementi in Alchemy... Non so più cosa farci con 'sto cazzo di cellulare. Stavolta dormo sul serio.
A quel punto mi sono disconnesso dalla realtà e ho iniziato la mia personalissima guerra con la cervicale, il sedile, il sedile di fronte, la tendina, la porta... Il tutto dormendo. Al risveglio mi trovavo già a Messina. La bocca con quel poco gradevole retrogusto misto a tacchino e tabacco. Ho afferrato dallo zaino l'ultimo toast alla Nutella. Sembrava un pezzo di compensato. Ho scoperto che con della Nutella saprei mangiare tranquillamente un quadrato di compensato 10x10. Quattro chiamate senza risposta, cazzo. Per fortuna ormai è finita.
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domenica 14 novembre 2010
giovedì 30 settembre 2010
Il Paradosso Del "Vorrei Ma Non Posso".
Volevo riassumere gli ultimi due mesi, volevo scrivere un intervento in grado di riassumere i pensieri e i cambiamenti degli ultimi due mesi. Poi mi sono reso conto di non essere in grado, avrei dovuto immortalare ogni pensiero all'istante.
Ogni volta che archivio un pensiero per rielaborarlo nei giorni successivi mi ritrovo poi a cercare di cavare sangue da una rapa, si perde quella magia... Quella dell'istante, delle parole fluite a caso in successione, decise sul momento battendo sui tasti il più velocemente possibile per non perdere il filo. Volevo parlare di Lei, di una lei qualsiasi, del mio ego che s'è ripreso con gli interessi dalle cose accadute nell'ultimo anno. In generale volevo parlare con me stesso e basta, raccontarmi qualcosa per cui valesse la pena rimanere a leggere cose che so già, ma che mi rendo conto di sapere solo quando le ritrovo scritte sullo schermo del computer. Volevo parlare con qualcuno che si facesse i cazzi miei, perché in generale negli ultimi tempi ho ascoltato tanto e parlato poco, ascoltato tante cazzate dicendone poche. Il ché è strano. Per carità, sono sempre stato un buon ascoltatore, ma in questo momento mi sento più una spugna... Ho assorbito così tanto da ciò che ho intorno da non riuscire a metabolizzare i miei cocktail emozionali, tanto da non riuscire a scrivere nulla che mi piaccia realmente, che mi faccia sentire ralmente soddisfatto. E' una sensazione che ho già provato, so già che passerà prima o poi ma è fastidiosa. Volevo semplicemente ritornare alle mie stranezze, alle mie spedizioni suicide nei meandri della mente. Volevo tornare ad avere la capacità di parlare in un certo modo di certe cose ma poi ho notato che quando parlo di certe cose in un certo modo lo faccio perché ho il morale non a terra ma in un buco nero.
Per scrivere ed essere soddisfatto devo stare male. Essere felice del presente è una condizione piacevole ma incompleta proprio a causa della mancanza di soddisfazione derivante dalla scrittura. Stare male per stare bene, Cristo che schifo.
Ogni volta che archivio un pensiero per rielaborarlo nei giorni successivi mi ritrovo poi a cercare di cavare sangue da una rapa, si perde quella magia... Quella dell'istante, delle parole fluite a caso in successione, decise sul momento battendo sui tasti il più velocemente possibile per non perdere il filo. Volevo parlare di Lei, di una lei qualsiasi, del mio ego che s'è ripreso con gli interessi dalle cose accadute nell'ultimo anno. In generale volevo parlare con me stesso e basta, raccontarmi qualcosa per cui valesse la pena rimanere a leggere cose che so già, ma che mi rendo conto di sapere solo quando le ritrovo scritte sullo schermo del computer. Volevo parlare con qualcuno che si facesse i cazzi miei, perché in generale negli ultimi tempi ho ascoltato tanto e parlato poco, ascoltato tante cazzate dicendone poche. Il ché è strano. Per carità, sono sempre stato un buon ascoltatore, ma in questo momento mi sento più una spugna... Ho assorbito così tanto da ciò che ho intorno da non riuscire a metabolizzare i miei cocktail emozionali, tanto da non riuscire a scrivere nulla che mi piaccia realmente, che mi faccia sentire ralmente soddisfatto. E' una sensazione che ho già provato, so già che passerà prima o poi ma è fastidiosa. Volevo semplicemente ritornare alle mie stranezze, alle mie spedizioni suicide nei meandri della mente. Volevo tornare ad avere la capacità di parlare in un certo modo di certe cose ma poi ho notato che quando parlo di certe cose in un certo modo lo faccio perché ho il morale non a terra ma in un buco nero.
Per scrivere ed essere soddisfatto devo stare male. Essere felice del presente è una condizione piacevole ma incompleta proprio a causa della mancanza di soddisfazione derivante dalla scrittura. Stare male per stare bene, Cristo che schifo.
martedì 10 agosto 2010
Il Sopwith Camel.
"Il Sopwith Camel era un aereo da caccia biplano monoposto prodotto dall'azienda britannica Sopwith Aviation Company negli anni dieci del XX secolo ed utilizzato da numerose forze aeree durante la prima guerra mondiale. La produzione fu iniziata nel 1916 dalla Sopwith Aviation Company. Era armato con due mitragliatrici Vickers montate davanti all'abitacolo, e fu il primo caccia britannico con armi fisse sincronizzate per sparare attraverso le pale dell'elica. Il supporto di queste armi e il carter a protezione delle culatte formavano una gobba dietro al motore che ha dato il nome all'aereo. Poteva anche essere armato con otto razzi al fosforo, a comando di accensione elettrico, per l'abbattimento dei dirigibili Zeppelin. Non era un mezzo facile da pilotare, infatti molti piloti inesperti precipitarono andando in vite (virando a destra) o in stallo (virando a sinistra) a causa di un forte effetto giroscopico dovuto alla notevole coppia del motore e ad un comportamento variabile nelle varie condizioni di volo. In mano a piloti esperti questo difetto diventava invece un'arma vincente, come la strettissima virata a destra, impossibile per i velivoli avversari. Nonostante ciò viene ricordato come uno dei più maneggevoli apparecchi della prima guerra mondiale. Con esso vennero abbattuti 1 294 apparecchi nemici, più di ogni altro aereo da caccia alleato della Grande Guerra".
Wiki.
Non è mai questione di potenza, o almeno non sempre. Spesso avere delle anomalie è un vantaggio: si diventa la cellula impazzita del sistema che determina il collasso. Tutto dipende dalle cellule impazzite: basta un solo folle armato in uno stadio per portare ventidue giocatori a fare un minuto di silenzio prima della prossima partita.
Questo non è sempre un male, i vaccini in fondo sono episodi di questo tipo circoscritti ad ambiti controllati con l'intento di determinare l'immunità del sistema. Niente cellule infette, niente salvezza futura baby... Il mondo è in mano al caos e dei folli è la responsabilità di far sì che non imploda.
Non puoi controllare un disturbo, né tantomeno strumentalizzarlo. Puoi però fare in modo che la sua manifestazione determini un miglioramento futuro. Siamo velivoli impazziti, inguidabili ma con il dono di cambiare le cose. Il potenziale più grande che questa guerra possa anche solo sperare di avere. Anche io da grande voglio essere un Sopwith Camel.
Wiki.
Non è mai questione di potenza, o almeno non sempre. Spesso avere delle anomalie è un vantaggio: si diventa la cellula impazzita del sistema che determina il collasso. Tutto dipende dalle cellule impazzite: basta un solo folle armato in uno stadio per portare ventidue giocatori a fare un minuto di silenzio prima della prossima partita.
Questo non è sempre un male, i vaccini in fondo sono episodi di questo tipo circoscritti ad ambiti controllati con l'intento di determinare l'immunità del sistema. Niente cellule infette, niente salvezza futura baby... Il mondo è in mano al caos e dei folli è la responsabilità di far sì che non imploda.
Non puoi controllare un disturbo, né tantomeno strumentalizzarlo. Puoi però fare in modo che la sua manifestazione determini un miglioramento futuro. Siamo velivoli impazziti, inguidabili ma con il dono di cambiare le cose. Il potenziale più grande che questa guerra possa anche solo sperare di avere. Anche io da grande voglio essere un Sopwith Camel.
domenica 11 luglio 2010
Appiccicume Milanese.
Era passata l’una e mezza di notte e il mio corpo non voleva saperne di addormentarsi. Ero sudato fradicio e il non aver avuto voglia di togliere la coperta di pile da sotto le lenzuola non migliorava certo la situazione. Il cuore non voleva smettere di battere così forte, era un rumore assordante, perforava i timpani ad ogni colpo. L’esame, l’altro esame, quello dopo ancora... Ci sarei riuscito? Sarebbe stata una bella soddisfazione, non tanto per me quanto per loro, andava fatto. Il sudore scivolava sulle palpebre mischiandosi ai campi vettoriali, gli integrali e le equazioni differenziali che si erano ormai tatuati sulle mie cornee. “Una matrice è invertibile se... Se il rango è massimo, quindi se il determinante è diverso da zero... Se un campo è conservativo è irrotazionale, se è irrotazionale affinché sia conservativo deve essere definito su un aperto semplicemente connesso... Ok, dimostrazione del teorema di Lagrange...”. Continuava a battere, avrei voluto si fermasse, gli sentivo spostarmi verso l’esterno la gabbia toracica.
D’un tratto lo notai. Era un rumore continuo, lieve, di sottofondo. Veniva da fuori. Mi misi a sedere sul letto, spostai il piatto con la candela antizanzare sul pavimento e ne presi il posto sul davanzale. Feci scorrere la fermatura e aprii la finestra. Era un condizionatore, il modulo esterno. Era così familiare, il cuore cominciò a rallentare. Appoggiai la testa alla cornice. Ecco cos’era. Sembrava il rumore del mare quando nelle notti d’estate tira vento. Chiusi gli occhi e in un attimo ero lì, sul balcone di casa mia, quella vera. In lontananza ecco un altro rumore familiare, uno scooter con un Minarelli verticale ad aria, aspirazione lamellare sul cilindro, nove su dieci è un Booster. Il gas veniva aperto e chiuso di continuo: monoruota. Scoppiettava in chiusura: carburazione grassa. “Non perdo il tocco...”. Ero lì, sulla sedia su cui slacciavo le scarpe quando tornavo la sera e come ogni volta fu istintivo: “Cazzo, l’ho chiusa la macchina?”.
Aprii gli occhi, la macchina era sicuramente chiusa. Davanti non avevo l’armadio di plastica con dentro le scarpe, i cilindri e i carburatori vecchi ma solo una parete rossastra. Ero in mutande, sudato, seduto sul davanzale di una finestra a milleduecento chilometri da quel balcone. Il Booster era ormai lontano, il rumore del mare era tornato ad essere il suono di una cazzo di ventola di plastica di merda. Chiusi la finestra, tirai la fermatura, strappai via la coperta di pile da sotto le lenzuola e mi lasciai cadere sul materasso. “Se domani non scrivi ‘sta roba non vali un cazzo come scrittore”.
D’un tratto lo notai. Era un rumore continuo, lieve, di sottofondo. Veniva da fuori. Mi misi a sedere sul letto, spostai il piatto con la candela antizanzare sul pavimento e ne presi il posto sul davanzale. Feci scorrere la fermatura e aprii la finestra. Era un condizionatore, il modulo esterno. Era così familiare, il cuore cominciò a rallentare. Appoggiai la testa alla cornice. Ecco cos’era. Sembrava il rumore del mare quando nelle notti d’estate tira vento. Chiusi gli occhi e in un attimo ero lì, sul balcone di casa mia, quella vera. In lontananza ecco un altro rumore familiare, uno scooter con un Minarelli verticale ad aria, aspirazione lamellare sul cilindro, nove su dieci è un Booster. Il gas veniva aperto e chiuso di continuo: monoruota. Scoppiettava in chiusura: carburazione grassa. “Non perdo il tocco...”. Ero lì, sulla sedia su cui slacciavo le scarpe quando tornavo la sera e come ogni volta fu istintivo: “Cazzo, l’ho chiusa la macchina?”.
Aprii gli occhi, la macchina era sicuramente chiusa. Davanti non avevo l’armadio di plastica con dentro le scarpe, i cilindri e i carburatori vecchi ma solo una parete rossastra. Ero in mutande, sudato, seduto sul davanzale di una finestra a milleduecento chilometri da quel balcone. Il Booster era ormai lontano, il rumore del mare era tornato ad essere il suono di una cazzo di ventola di plastica di merda. Chiusi la finestra, tirai la fermatura, strappai via la coperta di pile da sotto le lenzuola e mi lasciai cadere sul materasso. “Se domani non scrivi ‘sta roba non vali un cazzo come scrittore”.
lunedì 24 maggio 2010
Normale.
Comincio ad abituarmi, è normale.
Me lo ripeto tutte la mattine. Mi siedo sul letto ad occhi chiusi mentre ruoto la testa lottando contro la cervicale. I nervi si tendono e ad ogni schiocco sento il collo sciogliersi e i brividi lungo le dita, è normale. Mi metto in piedi, apro lo sportello, prendo il barattolo del miele e le fette di pane bianco, a volte anche il latte quando non ce n'è in frigorifero. Mi siedo a capotavola, prendo il burro, preparo il toast, metto tre cucchiaini di zucchero nel bicchiere e lo riempio di latte fino all'orlo. Prima di berlo in un'unica sorsata bagno le labbra, a volte dimentico il latte nel frigorifero per troppo tempo, a volte quel cazzo di frigorifero non raffredda manco a pregare in sanscrito e sembra di far colazione con l'acido muriatico. Tappa al bagno, mi vesto e mi siedo sul letto. C'è ancora tempo. Allaccio le scarpe, orologio al polso sinistro, collana, l'altra collana, tabacco, fazzoletti, cellulare, accendino, prendo qualche filtro dallo scatolo. C'è tutto. Oh merda le chiavi. Chiavi, prendo una gomma, esco.
Sono troppo intondito per guardare la strada. Loro la sanno, le gambe... Non falliranno, loro.
Occhi fissi su una lavagna. Alcuni hanno la presunzione di pensare si possa apprendere per osmosi. Fidatevi, è possibile. Ho sempre appreso per osmosi, semplicemente questa volta siamo più vicini all'emolisi che ad altro.
Mi darebbe troppa noia vedere alcuni di voi ridere per una mia prematura dipartita. Vi faccio a pezzi nel sonno. E questo, lo sapevate anche voi, è assolutamente normale.
Me lo ripeto tutte la mattine. Mi siedo sul letto ad occhi chiusi mentre ruoto la testa lottando contro la cervicale. I nervi si tendono e ad ogni schiocco sento il collo sciogliersi e i brividi lungo le dita, è normale. Mi metto in piedi, apro lo sportello, prendo il barattolo del miele e le fette di pane bianco, a volte anche il latte quando non ce n'è in frigorifero. Mi siedo a capotavola, prendo il burro, preparo il toast, metto tre cucchiaini di zucchero nel bicchiere e lo riempio di latte fino all'orlo. Prima di berlo in un'unica sorsata bagno le labbra, a volte dimentico il latte nel frigorifero per troppo tempo, a volte quel cazzo di frigorifero non raffredda manco a pregare in sanscrito e sembra di far colazione con l'acido muriatico. Tappa al bagno, mi vesto e mi siedo sul letto. C'è ancora tempo. Allaccio le scarpe, orologio al polso sinistro, collana, l'altra collana, tabacco, fazzoletti, cellulare, accendino, prendo qualche filtro dallo scatolo. C'è tutto. Oh merda le chiavi. Chiavi, prendo una gomma, esco.
Sono troppo intondito per guardare la strada. Loro la sanno, le gambe... Non falliranno, loro.
Occhi fissi su una lavagna. Alcuni hanno la presunzione di pensare si possa apprendere per osmosi. Fidatevi, è possibile. Ho sempre appreso per osmosi, semplicemente questa volta siamo più vicini all'emolisi che ad altro.
Mi darebbe troppa noia vedere alcuni di voi ridere per una mia prematura dipartita. Vi faccio a pezzi nel sonno. E questo, lo sapevate anche voi, è assolutamente normale.
mercoledì 7 aprile 2010
Ciclicamente merda.
Ieri ho riso. Credo fosse un incrocio tra una risata isterica ed una disperata perché tentando d'immaginare il mio volto riuscivo a focalizzare solo espressioni distorte. Ho pensato "Normale, succede tutte le volte" però stavolta non me la sono manco presa, strano... Era come se lo sapessi già. Cosa mi aspetto dagli altri? Un cazzo evidentemente. Continuerò a non aspettarmi un cazzo di niente da nessuno a questo punto.
Che poi sono quelle volte in cui ti fermi a pensare e la situazione diventa così ridicola da poter essere usata come sceneggiatura per una commedia, altro che Woody Allen. E' istintivo dire "Il problema sono gli altri" ma dopo un po' comincia ad infastidirti non poco la cosa e diventa inevitabile chiedersi se forse non sei tu ad avere qualche problema. Cazzo, mi guardo allo specchio e mi dico "Tu devi avere qualche problema... O si vede che sei pazzo o sei brutto da far paura... Per forza!".
Non so più quanto tempo è che non scrivo... E non parlo di queste cazzate. Avrei voluto cominciare le registazioni del disco, no. Sarei voluto andare al concerto del 17 ma la maledizione ha colpito ancora, no. Tra l'altro è sempre la stessa storia, un po' come quando le madri vanno a scuola e si sentono dire "Il bambino può ma non si applica". Nel mio caso la cosa è più divertente "Il bambino si applica ma non può". E non è che non può perché non ne abbia le capacità, non può perché è stato deciso così, fine. Bullismo divino.
Poi mi viene in mente che tutti i miei scrittori preferiti sono stati in questa situazione. Escludo a priori un'eventuale brutta influenza da parte loro, sono stati così gentili in questi anni. La cosa mi consola ad essere sinceri dato che avvicinarmi all'equilibrio mi fa perdere il tocco. Non posso correre il rischio di perdere il tocco perché è l'unica cosa buona che mi è rimasta. Il tocco è tutto... Sarebbe come amputare le braccia ad un falegname, tagliare il cazzo ad un pornoattore o far dimenticare addizioni e moltiplicazioni ad uno spacciatore.
<< Qua è ancora tutto grigio... Niente nuove dal fronte, capitano. >>
<< La nave sta affondando, non abbiamo scialuppe di salvataggio... Qualche idea? >>
<< Potremmo buttare in acqua tutte le donne, tanto galleggiano... >>
<< Lei sì che è un tipo sveglio, la promuovo testa di cazzo della squadra. >>
<< Grazie signore... >>.
Che poi sono quelle volte in cui ti fermi a pensare e la situazione diventa così ridicola da poter essere usata come sceneggiatura per una commedia, altro che Woody Allen. E' istintivo dire "Il problema sono gli altri" ma dopo un po' comincia ad infastidirti non poco la cosa e diventa inevitabile chiedersi se forse non sei tu ad avere qualche problema. Cazzo, mi guardo allo specchio e mi dico "Tu devi avere qualche problema... O si vede che sei pazzo o sei brutto da far paura... Per forza!".
Non so più quanto tempo è che non scrivo... E non parlo di queste cazzate. Avrei voluto cominciare le registazioni del disco, no. Sarei voluto andare al concerto del 17 ma la maledizione ha colpito ancora, no. Tra l'altro è sempre la stessa storia, un po' come quando le madri vanno a scuola e si sentono dire "Il bambino può ma non si applica". Nel mio caso la cosa è più divertente "Il bambino si applica ma non può". E non è che non può perché non ne abbia le capacità, non può perché è stato deciso così, fine. Bullismo divino.
Poi mi viene in mente che tutti i miei scrittori preferiti sono stati in questa situazione. Escludo a priori un'eventuale brutta influenza da parte loro, sono stati così gentili in questi anni. La cosa mi consola ad essere sinceri dato che avvicinarmi all'equilibrio mi fa perdere il tocco. Non posso correre il rischio di perdere il tocco perché è l'unica cosa buona che mi è rimasta. Il tocco è tutto... Sarebbe come amputare le braccia ad un falegname, tagliare il cazzo ad un pornoattore o far dimenticare addizioni e moltiplicazioni ad uno spacciatore.
<< Qua è ancora tutto grigio... Niente nuove dal fronte, capitano. >>
<< La nave sta affondando, non abbiamo scialuppe di salvataggio... Qualche idea? >>
<< Potremmo buttare in acqua tutte le donne, tanto galleggiano... >>
<< Lei sì che è un tipo sveglio, la promuovo testa di cazzo della squadra. >>
<< Grazie signore... >>.
domenica 7 marzo 2010
Senz-azioni.
C'è puzza di vuoto, ma sto bene. Spero non sia una cosa momentanea, vorrei bloccare questa sensazione e portarmela dentro per un bel po' prima di tornare allo stato normale di sempre. Una volta tanto, anche se mi manca qualcosa, so che un altro qualcosa è presente ed è un supplemento che vale la pena comprare ogni giorno insieme al giornale. Leggo le notizie del giorno e poi passo all'inserto col sorriso sulle labbra come non succedeva da tempo. Forse stavolta ho capito tutto... O forse non sto capendo nulla ed il bello è proprio quello. Non voglio accontentarmi, sarebbe riduttivo... Giusto la panna e le fragole, la ciliegina sulla torta c'è già.
Ho toccato l'infinito e mi serve solo stringerlo tra le mani e conquistare quel poco di finito che manca, per il resto tutto procede bene. Serve solo un altro po' di carne e sangue da aggiungere al mio corpo per scaldarmi quanto basta a non sentire freddo. In fondo non è poi così difficile raggiungere certi obbiettivi... A volte serve impegnarsi, in altri casi tutto viene da sé. Il problema è che quando tutto diventa facile mi annoio e quando tutto va bene, per contrappasso, comincia ad andare di merda. Devo usare la testa come facevo anni fa, ho giocato troppo all'asceta. Un po' di sano estetismo non guasta mai, in fondo resto comunque decadente.
Devo lasciare che la clessidra si svuoti, insieme ad un altro bicchiere ed un altro posacenere. Tutto verrà da sé, ho fede in me stesso e ancora di più nel nulla. Se tu esisti, dammi una cartina per cercarti, prenderti e non lasciare che l'intangibile s'insinui avvicinandoci così tanto da renderci distanti, per favore.
Ho toccato l'infinito e mi serve solo stringerlo tra le mani e conquistare quel poco di finito che manca, per il resto tutto procede bene. Serve solo un altro po' di carne e sangue da aggiungere al mio corpo per scaldarmi quanto basta a non sentire freddo. In fondo non è poi così difficile raggiungere certi obbiettivi... A volte serve impegnarsi, in altri casi tutto viene da sé. Il problema è che quando tutto diventa facile mi annoio e quando tutto va bene, per contrappasso, comincia ad andare di merda. Devo usare la testa come facevo anni fa, ho giocato troppo all'asceta. Un po' di sano estetismo non guasta mai, in fondo resto comunque decadente.
Devo lasciare che la clessidra si svuoti, insieme ad un altro bicchiere ed un altro posacenere. Tutto verrà da sé, ho fede in me stesso e ancora di più nel nulla. Se tu esisti, dammi una cartina per cercarti, prenderti e non lasciare che l'intangibile s'insinui avvicinandoci così tanto da renderci distanti, per favore.
martedì 16 febbraio 2010
Il burattino che si ruppe (le palle).
In fondo un po’ tutti giochiamo d’azzardo.
E’ necessario assumersi dei rischi, spesso solo per darsi un tono o cambiare tonalità al filtro attraverso cui guardiamo gli astri. E’ tutta una questione chimica ed elettrica: impulsi, ormoni, atteggiamenti insulsi frutto di emulsioni di sensazioni per assaporare nuovi gusti e percepire nuovi suoni. O se preferisci è un po’ come buttarsi nel vuoto ed assumersi dei rischi giusto per sentirsi meno morti del solito. Tutto questo è un gioco. Artificioso? Non tanto, ho smesso di perderci del tempo perché in fondo non ce n’è neanche molto.
Prima pensavo che comporre puzzle con le lettere fosse il massimo, ora preferisco dipingere quadri e sfruttare i vantaggi del non usare tempere oppure oli. Posso parlare di cieli morbidi e del buio ansimante, posso rivestire la mia pelle di un rumore opprimente e rendere claustrofobica la luce. Piacevole. Generalmente la scrittura è finalizzata a qualcosa: raccontare una storia, far provare emozioni... E cadere in un circolo vizioso spesso può sembrare un aspetto negativo. No. L’arte viene concepita come una manifestazione del proprio io, non per niente ha funzione catartica per quasi tutti i filosofi che la citano nei loro scritti. Ma se si usasse l’arte per analizzare sé stessa e spiegarla sarebbe esattamente come esaminare sé stessi. Di conseguenza se riuscissi a capire come e perché scrivo ciò che scrivo magari riuscirei a capire come e perché vivo in un determinato modo, pensando determinate cose. Facile a dirsi.
A volte perdo smalto. Tutti in fondo perdiamo smalto quando ci abituiamo a qualcosa, è routine. A volte perdo la testa. Tutti in fondo perdiamo la testa quando perdiamo ciò a cui ci siamo abituati, è routine. A volte perdo sangue. Tutti in fondo perdono sangue ma... Cazzo, no. A me fisicamente parlando accade di rado, giusto quando faccio la barba... Quando la faccio la barba. Il problema è che ci si rassegna, come se fosse normale perdere qualcosa. E’ una fottuta generazione di perdenti e io ne posso essere il rappresentante ufficiale. Datemi la spilla del presidente del club, bastardi. Mi sveglio ogni mattina e ho già perso perché non ho conquistato ciò che voglio e rimando la ribalta al giorno dopo. Da vent’anni. Potrei fare qualsiasi cosa se solo riuscissi a svuotare la mente e dedicarmi solo ed esclusivamente a quello ma finisce tutto per essere statico, in stasi. Quindi prendo una manciata di parole, le faccio ballare su un foglio finché non s’innamorano, scopano, si odiano e fanno a pugni e a quel punto mi ritengo abbastanza soddisfatto da potermi concedere una pausa e cominciare a vivere in maniera vagamente normale.
La gente parla troppo. Io parlo troppo solo con quei pochi di cui ti puoi fidare a parte il tuo specchio, mentre con gli altri parlo troppo poco. Quando entro in confidenza mi lascio andare un po’ ma finisco sempre per pensare dopo cinque minuti che il mio interlocutore sia un povero pazzo, in senso negativo. Io almeno lo sono in senso positivo: se la gente sapesse cosa fa jogging nella mia testa mi prenderebbe a vangate per quanto faccio schifo. Il fatto è che tutto ciò che c’è di negativo quasi per contrappasso finisce per avere un esito positivo nel mondo reale. F è una legge che associa ad ogni elemento del mio micromondo uno ed un solo elemento del vostro mondo. Perché ho scelto la lettera F per la funzione? Fanculo. Odio la gente eppure finisco per farmela andare a genio. La prossima volta voglio nascere al contrario: con buone intenzioni ma inesorabilmente bastardo e figlio di puttana. Minimo senso di colpa e massima resa, è tempo di crisi e bisogna massimizzare tutto, che vuoi farci...
Bene, oggi abbiamo appreso che ho una personalità tendente al negativo, che mi credo migliore di tanti altri perché nessuno riesce a darmi le risposte che vorrei sentire (e se non mi dai le risposte vuol dire che non capisci le domande) e che dovrei continuare su questa linea per continuare a portare avanti ciò che faccio nella maniera che preferisco. Ma se mi sbagliassi? Se volessi un cambiamento? Non radicale perché avrei difficoltà di adattamento... Ma un piccolo aiuto? Se le risposte mi fossero già state date e fossi stato io a non volerle accettare giusto per non cambiare visione delle cose? Eventualità da valutare.
In fondo un po’ tutti giochiamo d’azzardo.
E’ necessario assumersi dei rischi, spesso solo per darsi un tono o cambiare tonalità al filtro attraverso cui guardiamo gli astri. E’ tutta una questione chimica ed elettrica: impulsi, ormoni, atteggiamenti insulsi frutto di emulsioni di sensazioni per assaporare nuovi gusti e percepire nuovi suoni. O se preferisci è un po’ come buttarsi nel vuoto ed assumersi dei rischi giusto per sentirsi meno morti del solito. Tutto questo è un gioco. Artificioso? Non tanto, ho smesso di perderci del tempo perché in fondo non ce n’è neanche molto.
Prima pensavo che comporre puzzle con le lettere fosse il massimo, ora preferisco dipingere quadri e sfruttare i vantaggi del non usare tempere oppure oli. Posso parlare di cieli morbidi e del buio ansimante, posso rivestire la mia pelle di un rumore opprimente e rendere claustrofobica la luce. Piacevole. Generalmente la scrittura è finalizzata a qualcosa: raccontare una storia, far provare emozioni... E cadere in un circolo vizioso spesso può sembrare un aspetto negativo. No. L’arte viene concepita come una manifestazione del proprio io, non per niente ha funzione catartica per quasi tutti i filosofi che la citano nei loro scritti. Ma se si usasse l’arte per analizzare sé stessa e spiegarla sarebbe esattamente come esaminare sé stessi. Di conseguenza se riuscissi a capire come e perché scrivo ciò che scrivo magari riuscirei a capire come e perché vivo in un determinato modo, pensando determinate cose. Facile a dirsi.
A volte perdo smalto. Tutti in fondo perdiamo smalto quando ci abituiamo a qualcosa, è routine. A volte perdo la testa. Tutti in fondo perdiamo la testa quando perdiamo ciò a cui ci siamo abituati, è routine. A volte perdo sangue. Tutti in fondo perdono sangue ma... Cazzo, no. A me fisicamente parlando accade di rado, giusto quando faccio la barba... Quando la faccio la barba. Il problema è che ci si rassegna, come se fosse normale perdere qualcosa. E’ una fottuta generazione di perdenti e io ne posso essere il rappresentante ufficiale. Datemi la spilla del presidente del club, bastardi. Mi sveglio ogni mattina e ho già perso perché non ho conquistato ciò che voglio e rimando la ribalta al giorno dopo. Da vent’anni. Potrei fare qualsiasi cosa se solo riuscissi a svuotare la mente e dedicarmi solo ed esclusivamente a quello ma finisce tutto per essere statico, in stasi. Quindi prendo una manciata di parole, le faccio ballare su un foglio finché non s’innamorano, scopano, si odiano e fanno a pugni e a quel punto mi ritengo abbastanza soddisfatto da potermi concedere una pausa e cominciare a vivere in maniera vagamente normale.
La gente parla troppo. Io parlo troppo solo con quei pochi di cui ti puoi fidare a parte il tuo specchio, mentre con gli altri parlo troppo poco. Quando entro in confidenza mi lascio andare un po’ ma finisco sempre per pensare dopo cinque minuti che il mio interlocutore sia un povero pazzo, in senso negativo. Io almeno lo sono in senso positivo: se la gente sapesse cosa fa jogging nella mia testa mi prenderebbe a vangate per quanto faccio schifo. Il fatto è che tutto ciò che c’è di negativo quasi per contrappasso finisce per avere un esito positivo nel mondo reale. F è una legge che associa ad ogni elemento del mio micromondo uno ed un solo elemento del vostro mondo. Perché ho scelto la lettera F per la funzione? Fanculo. Odio la gente eppure finisco per farmela andare a genio. La prossima volta voglio nascere al contrario: con buone intenzioni ma inesorabilmente bastardo e figlio di puttana. Minimo senso di colpa e massima resa, è tempo di crisi e bisogna massimizzare tutto, che vuoi farci...
Bene, oggi abbiamo appreso che ho una personalità tendente al negativo, che mi credo migliore di tanti altri perché nessuno riesce a darmi le risposte che vorrei sentire (e se non mi dai le risposte vuol dire che non capisci le domande) e che dovrei continuare su questa linea per continuare a portare avanti ciò che faccio nella maniera che preferisco. Ma se mi sbagliassi? Se volessi un cambiamento? Non radicale perché avrei difficoltà di adattamento... Ma un piccolo aiuto? Se le risposte mi fossero già state date e fossi stato io a non volerle accettare giusto per non cambiare visione delle cose? Eventualità da valutare.
In fondo un po’ tutti giochiamo d’azzardo.
sabato 9 gennaio 2010
Libera-mente.
Dovrei smontare l'albero di Natale e togliere le luci colorate dalla finestra ma non ne ho voglia, è tutto malinconicamente perfetto. Poco fa ho spento tutte le luci e l'ho acceso, l'albero, per fumare una sigaretta davanti alla televisione... Già, ho ripreso a vederla. Su Rete4 trovo dei film che mi piacciono e la cosa mi preoccupa perché fin da piccolo ho avuto fisso in mente lo stereotipo di Rete4 come canale per gente anziana che si rifugia nel proprio mondo guardando film d'annata, come il vino. Sto invecchiando, o forse sto conoscendo un secondo rientro nell'adolescenza... O forse la sto abbandonando momentaneamente, o ci sto entrando per la prima volta.
Ultimamente mi faccio un sacco di domande. Fino a poco tempo fa la domanda era solo una: "Perché?", mentre adesso gli interrogativi si sono moltiplicati e continuano a farlo giorno dopo giorno... Uno, nessuno, centomila "Perché?". Le risposte sono tuttavia semplici, è tutto frutto di decisioni mie e le scelte altrui vanno rispettate... Dannati plurisdoppiamenti della personalità, ogni mio io ha una seconda faccia e ad ogni faccia corrisponde un diverso alter ego.
E' un po' come tentare di montare un puzzle alla rovescia, con le tessere al contrario, con l'immagine coperta. Vedi tutto di un solo colore e tocca affidarti all'istinto, alla fortuna per andare avanti fino alla fine. Puoi tentare di riconoscere le forme ma queste appariranno tutte estremamente simili e finire per montare una nuvola sul prato non è poi un'ipotesi tanto lontana. Prima dicevo di andare avanti per forza d'inerzia, adesso vado avanti per forza di volontà e fortunatamente di quella ne ho a tonnellate quindi il problema è tuttavia relativamente circoscritto. In fondo si tratta di problematiche abbastanza futili se viste dall'esterno ma come ha detto un genio anni fa "Scrivere poesie non è difficile. Difficile è viverle." quindi restano cazzi miei e mi tocca averci a che fare.
A volte credo che tutto questo sia frutto della mia immaginazione o, più semplicemente, frutto della mia convinzione... Un volersi creare un problema da risolvere per avere uno scopo. Molti dicono sia masochismo e forse hanno ragione. Io potrei uscirmene col colpo di classe spacciando tutto ciò per una religione, dato che il mio credo non lo si può classificare come tale. E' più uno stile di vita misto a diversi sistemi filosofici fusi assieme e trattenuti dai parecchi fili di cotone bianchi, blu e neri che mi serrano il polso destro.
La persona con la sensibilità più spiccata che conosca una volta mi ha detto che "Per sempre" è un'espressione bellissima, ne va colta la vera essenza. E io rimarrò così per sempre andando in giro raccogliendo quadrifogli per gli altri.
Ultimamente mi faccio un sacco di domande. Fino a poco tempo fa la domanda era solo una: "Perché?", mentre adesso gli interrogativi si sono moltiplicati e continuano a farlo giorno dopo giorno... Uno, nessuno, centomila "Perché?". Le risposte sono tuttavia semplici, è tutto frutto di decisioni mie e le scelte altrui vanno rispettate... Dannati plurisdoppiamenti della personalità, ogni mio io ha una seconda faccia e ad ogni faccia corrisponde un diverso alter ego.
E' un po' come tentare di montare un puzzle alla rovescia, con le tessere al contrario, con l'immagine coperta. Vedi tutto di un solo colore e tocca affidarti all'istinto, alla fortuna per andare avanti fino alla fine. Puoi tentare di riconoscere le forme ma queste appariranno tutte estremamente simili e finire per montare una nuvola sul prato non è poi un'ipotesi tanto lontana. Prima dicevo di andare avanti per forza d'inerzia, adesso vado avanti per forza di volontà e fortunatamente di quella ne ho a tonnellate quindi il problema è tuttavia relativamente circoscritto. In fondo si tratta di problematiche abbastanza futili se viste dall'esterno ma come ha detto un genio anni fa "Scrivere poesie non è difficile. Difficile è viverle." quindi restano cazzi miei e mi tocca averci a che fare.
A volte credo che tutto questo sia frutto della mia immaginazione o, più semplicemente, frutto della mia convinzione... Un volersi creare un problema da risolvere per avere uno scopo. Molti dicono sia masochismo e forse hanno ragione. Io potrei uscirmene col colpo di classe spacciando tutto ciò per una religione, dato che il mio credo non lo si può classificare come tale. E' più uno stile di vita misto a diversi sistemi filosofici fusi assieme e trattenuti dai parecchi fili di cotone bianchi, blu e neri che mi serrano il polso destro.
La persona con la sensibilità più spiccata che conosca una volta mi ha detto che "Per sempre" è un'espressione bellissima, ne va colta la vera essenza. E io rimarrò così per sempre andando in giro raccogliendo quadrifogli per gli altri.
domenica 3 gennaio 2010
Il Pulsante.
"Premere un pulsante per riavviare".
E se su quel pulsante ci fosse scritto "Eject" e io non avessi un paracadute? Con l'adrenalina in vena e la paura di schiantarmi lo premerei comunque. Tanto vale provare.
E se giunta la fatidica ora mi ritrovassi in un ascensore... Due pulsanti, con uno in Paradiso e con l'altro all'Inferno. Niente etichette, solo pura casualità. Finita la conta finirei per premerne uno o forse dovrei stare lì ad aspettare? Aspettare cosa poi...
Un pulsante di autodistruzione, quello servirebbe. Click, fine. O un pulsante per riavvolgere il nastro, anche se probabilmente rifarei tutto allo stesso modo. O un pulsante per andare avanti, veloce. Uno, cinque, dieci anni in un click... Anche solo dare una sbirciatina e tornare. Troppo facile, troppi film.
Che poi mi da anche fastidio sta cosa, sto diventando vittima di me stesso. O forse sono solo stanco. Forse domani faccio la barba.
Buonanotte, click.
E se su quel pulsante ci fosse scritto "Eject" e io non avessi un paracadute? Con l'adrenalina in vena e la paura di schiantarmi lo premerei comunque. Tanto vale provare.
E se giunta la fatidica ora mi ritrovassi in un ascensore... Due pulsanti, con uno in Paradiso e con l'altro all'Inferno. Niente etichette, solo pura casualità. Finita la conta finirei per premerne uno o forse dovrei stare lì ad aspettare? Aspettare cosa poi...
Un pulsante di autodistruzione, quello servirebbe. Click, fine. O un pulsante per riavvolgere il nastro, anche se probabilmente rifarei tutto allo stesso modo. O un pulsante per andare avanti, veloce. Uno, cinque, dieci anni in un click... Anche solo dare una sbirciatina e tornare. Troppo facile, troppi film.
Che poi mi da anche fastidio sta cosa, sto diventando vittima di me stesso. O forse sono solo stanco. Forse domani faccio la barba.
Buonanotte, click.
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